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Mistress Trans: ecco la mia Storia con Ramona

In ginocchio porco. Inizio cosi la mia sottomissione alla mia mistress
trans
, una sottomissione ricercata da molto tempo e che finalmente mi ha portato a godere
con tutto me stesso, ma soprattutto principalmente con la mia mente da schiavo.

Sono sempre stato molto attirato dalla sottomissione fisica e psicologica, una condizione che ho
sempre vissuto come contraltare del fatto che nella vita sociale detengo un grosso potere, visto
che sono l’amministratore delegato una piccola fabbrica di prodotti detergenti, donatami dai miei
genitori, visto che ero il loro unico figlio, alla loro morte.
Nel passato ho avuto poche relazioni importanti, una di essa è sfociata in un matrimonio,
matrimonio che non mi convinceva e che è terminato dopo qualche anno, stante il fatto che con
la mia ex compagna non riuscivo a vivere in maniere soddisfacente, soprattutto fra le lenzuola.
Lei era una donna molto romantica che proveniva da una famiglia estremamente bigotta, io un
uomo attratto dal variegato mondo che gira intorno il piacere sessuale, i nostri mondi erano di
fatto inconciliabili e il divorzio dopo solo diciotto mesi è stato il giusto epilogo dell’unione.

L’inizio della mia ricerca

Dopo essere ritornato da solo, ho sfogato le mie pulsioni corporali tramite alcune donne che non
hanno avuto nessuna importanza nella mia vita, alla fine ho iniziato a sondare il mondo della
sottomissione, orientandomi nella ricerca di donne che potevano sottomettermi, prima
mentalmente e poi corporalmente.
Nel mio percorso alla ricerca di una sessualità che potesse appagarmi, ho sondato persino il
piacere derivante dalla mia omosessualità latente, ho avuto qualche storia con alcuni uomini e
essendo state alquanto piacevoli ed eccitanti ho cercato di unire la ricerca di una padrona con
quella di un uomo.
Girovagando continuamente sui siti internet sono rimasto attratto dal mondo delle
trans
, e allora mi sono domandato perché non unire le due cose, fu quello il momento
che iniziai la ricerca di una mistress trans.
Dopo tante ricerche sono riuscito a trovare e incontrare la mia attuale
padrona, una trans veramente molto bella di nome Ramona.
Averla contattata mi ha fatto capire da quanto tempo ricercavo una situazione come quella che
sto vivendo da alcuni mesi, mi appagava avere a che fare con una mistress trans, e
l’eccitazione che derivava ogni qual volta ricevevo una sua mail era la prova del piacere che
provavo.
Riflettendo successivamente nel solo della mia piccola villetta, non mi ricordavo di aver mai
vissuto quella situazione con altre donne, probabilmente nessuna di coloro che avevo incontrato
mi aveva preso cerebralmente come Ramona, e il fatto di aver atteso spasmodicamente
quando la mia mistress trans decise di incontrarmi e di farsi adorare, servì
solamente ad esasperare il mio desiderio.

La mia sottomissione virtuale

Il mio primo incontro con quella che diventò la mia padrona avvenne in un bar del centro città,
l’avevo contattata tramite una mail trovata su un sito dedicato al mondo trans in generale e alle
mistress trans in particolare, e immediatamente avevamo iniziato a tenerci in contatto, allo
scopo di conoscerci meglio, e di sondare le nostre reciproche aspettative.
Già dall’inizio avevo capito il suo modo di fare, le sue mail di solito erano abbastanza autoritarie,
e difficilmente iniziavano e si concludevano con un saluto.

Ramona era una vera e propria dominatrice, e non era raro che mi inviava per posta elettronica
alcuni piccoli ordini che io dovevo eseguire.
Il passo successivo fu lo scambio dei numeri dei cellulari, lei mi aveva detto
che cercava un sottomesso e io ero ben contento di esaudire il suo desiderio di comandare.
Da quando l’avevo contattata vivevo in uno stato di perenne eccitazione,
attendendo spasmodicamente le sue mail e preoccupandomi se esse non giungevano.
Tramite il cellulare iniziò una nuova fase di quello che era il mio addestramento, avevo iniziato
ad avere la massima fiducia in quella che sarebbe diventata la mia regina, e facevo di tutto per
eseguire alla perfezione gli ordini che mi dava, ordini che spesso arrivavano tramite un noto
servizio di messaggistica.
Spesso e volentieri voleva delle foto a testimonianza del fatto che avevo
eseguito alla lettera i suoi voleri, e non era raro che facendomi degli autoscatti mi eccitavo
raggiungendo quasi sempre una bella erezione, erezione che non nascondo riuscivo a frenare
solamente con un’attività di autoerotismo.
Non erano ordini difficili da eseguire o molto dolorosi, erano infatti secondo me un
modo per testare la mia motivazione
, riusciva però a farmi superare sempre i miei
limiti, ogni giorno aveva qualcosa di nuovo da farmi fare, sembrava avere una fantasia
inesauribile.
Ricordo come una volta mi disse di masturbarmi all’aperto, un’altra di uscire senza intimo, altre
volte di applicarmi alcune mollette da bucato nei testicoli, o ancora piccoli ortaggi nel mio
buchino posteriore.
Non mi interessava nulla di quello che facevo, e per questo cercavo di eseguire alla perfezione
quanto richiestomi, anche se a volte provavo un po’ di imbarazzo, sapevo
però che dovevo seguire il percorso che Ramona aveva scelto per me, e cercavo di farlo meglio
possibile.
Avevo visto solo qualche foto della mia dominatrice, non gli piaceva fotografarsi e preferiva che
a farlo fossi io, non mi chiamava neppure spesso al cellulare e demandava i contatti ai
messaggini, messaggi che comunque mi arrivavano senza soluzione di continuità in ogni
momento della giornata, e qualche volta anche a notte inoltrata.

L’incontro dal vivo

Dopo qualche mese di questo trattamento decise di incontrarmi, concordammo il luogo,
scegliendo un noto bar del centro città, fu l’ennesimo passo che volle impormi, voleva
sicuramente vedere se avevo problemi a farmi vedere assieme a una trans.
Io non avevo nessun problema essendo libero da impegni sentimentali, e di fatto non vedevo
l’ora di incontrare la persona che speravo avrebbe abusato presto del mio corpo.
Arrivai all’appuntamento una decina di minuti prima dell’orario concordato, e presi posto in un
piccolo tavolinetto d’angolo visto che il locale era quasi pieno, avevo una voglia pazzesca e non
stavo nella pelle dall’eccitazione.
Quando la vidi entrare dalla porta il mio cuore perse qualche battito, era
bellissima
. Non ero il solo ad essere attratto visto che molti nel locale si girarono per
ammirarla, aveva un jeans che esaltava le sue lunghe gambe, la parte superiore del corpo era
fasciata da un tubino rosso che esaltava un seno non grandissimo, ma sicuramente ben tornito,
i capelli scuri incorniciavano un viso dai tratti regolari sulla quale spiccavano i denti,
bianchissimi e perfetti.
Gli occhi erano scuri e molto vispi, ricordo come furono la prima cosa ad attrarmi, non stavano

fermi un attimo e guizzavano da destra a sinistra senza soluzione di continuità, aveva belle
mani e una pelle lucida e liscia, che risaltava sotto le lampade alogene del locale, era
veramente una gran bella donna.
Venne dritta al mio tavolo e si accomodo salutando con un leggero cenno del
capo, non aveva intenzione di fare conversazione e arrivo per questo motivo subito al sodo. ”
vuoi essere sottomesso porco?“, lo disse a mezza voce non preoccupandosi
minimamente se qualcuno potesse sentirla, non aveva nessun problema a farmi capire che il
nostro rapporto sarebbe stato del tutto sbilanciato a suo favore.
Non mi aspettavo un esordio cosi brutale, e dopo essermi assicurato che
nessuno potesse sentirci riuscii solamente a mormorare sottovoce un “si”.
Mi guardò con i suoi occhietti vispi e sorridendo appena mi disse “seguimi allora“.
Non avevamo bevuto nulla e lei era stata nel bar si e no cinque minuti, ci alzammo e la segui.
Inizio allora il mio percorso dal …vivo insieme alla mia mistress trans.

Il mio battesimo da schiavo di una mistress trans

Uscimmo dal bar e mi disse di seguirla con il mio mezzo, lei guidava un grande Suv nero, e non
si preoccupò minimamente di offrirmi un passaggio, mi ritrovai per questo sul mio scooter a
pensare dove mi avrebbe portato.
Arrivammo dinanzi a una bella villetta di periferia, lei posteggio e senza neppure guardarmi si
avviò verso l’ingresso, io la segui senza dire una parola, mi venne l’idea di essere un cagnolino
che segue ubbidiente la sua padrona, non sapevo che da lì a pochi mesi sarei diventato proprio
quello.
Entrammo in una bella casa e appena la porta si chiuse lei disse “in ginocchio“.
Non ebbi problemi a raggiungere la posizione desiderata dalla mia mistress trans, e dopo
qualche secondo dinanzi ai miei occhi vidi comparire un bel bigolo di carne, se lo menò qualche
secondo dinanzi ai miei occhi e poi forzò la mia bocca.
Non ci furono troppe parole, voleva solo scoparmi in bocca e facendolo
voleva testare se avrei superato la prova. Ne avevamo parlato nelle nostre mail, e io gli avevo
detto come avevo provato nelle mie precedenti esperienze omosessuali poco piacere a
succhiare un pene maschile, sono sicuro per questo motivo che lo fece apposta a farmi
succhiare, soprattutto per vedere se avevo veramente la motivazione giusta.
Non la potevo guardare in faccia vista la mia posizione, ma ero sicuro che stesse sorridendo
mentre mi scopava in bocca, il mio pensiero era di dare lei la massima
soddisfazione
e per questo cercai di inghiottirlo tutto, era abbastanza grosso e
alternavo al movimento di va e vieni delle veloci leccate, allo scopo di prendere aria.
A sentire i mugugni che giungevano dalla sua bocca sono sicuro che stavo comunque facendo
bene il mio lavoro da schiavo. Non volle venire nella mia bocca, mi fermò infatti dopo qualche
minuto e il suo atteggiamento variò completamente.

il superamento del primo esame

Mi fece accomodare sul divano e assunse le vesti di perfetta padrona di casa, si accomodò di
fronte a me accavvallò le lunghe gambe e mi offri da bere una bevanda ghiacciata.
Mi disse che era contenta di quella prima sessione di addestramento, ma mi disse anche che
da me si attendeva molto.
Mi spiegò per filo e per segno cosa si aspettava da me, se avessi avuto veramente voglia di
diventare il suo schiavo.
Mise in chiaro che lei era una padrona e nulla gli avrebbe fatto cambiare questo modo di agire,
mi disse che io sarei stato punito, scopato, umiliato, torturato, tutto nel limite di quanto gli avrei

detto di fare.
Non mi sarebbe stato permesso di godere dinanzi a lei, cosi come non mi sarebbe stato
permesso di dormire a casa sua, avrei scopato solo se lei avesse avuto voglia e mai se ne
avessi avuto io, e sarei dovuto stare attento a non venire, se avrei contravvenuto a una sola di
queste regole i nostri rapporti si sarebbero interrotti, per sempre.

L’accettazione del mio stato

Mi lasciava un giorno per riflettere sulle sue parole, e infatti mi disse che se avrei accettato mi
sarei dovuto presentare l’indomani sera a casa sua, quella sarebbe stata la mia tacita
accettazione di quello che lei chiamo il contratto di sottomissione.
Mi congedo senza neppure accompagnarmi, uscii da casa sua molto più motivato di quanto ero
entrato, e la sera successiva era dinanzi al suo portone.
Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, sono stato frustato e
posseduto
, ho servito la mia mistress trans a letto e a tavola, ho cucinato per lei, ho
pulito i suoi stivali con la mia lingua, sono stato per ore in ginocchio senza potermi muovermi,
Ramona mi ha inculato lentamente e ha goduto dentro di me, ho bevuto il suo sperma e il suo
piscio, ho massaggiato il suo corpo e l’ho fatta eccitare succhiando il suo seno.
Sono di fatto diventato il suo unico giocattolo sessuale, e la cosa mi soddisfa
come non mai. Abbiamo infatti trovato il nostro equilibrio, la mia mistress trans mi chiama ogni
qualvolta ha voglia di godere del suo bambolotto sessuale, e io ogni volta che questo succede
mi preparo come se dovessi prendere parte ad un incontro romantico, a volte alle mie
performance sono invitate altre persone, sospetto che Ramona è orgogliosa di me e non sono
rare le volte che sul suo viso appare un sorriso, sorriso che da solo mi ripaga del dolore e della
fatica che faccio per servirla.

Le mie riflessioni

Non so se altri uomini avrebbero fatto quello che io sopporto ogni giorno, ma la cosa non mi
interessa. Mi piace essere lo schiavo di una mistress trans, una donna che sa
cosa vuole, ma allo stesso tempo un uomo che mi possiede con la sua rudezza e la sua
mascolinità.
A volte penso che avrei potuto evitare di lasciare mia moglie, ma qualche secondo dopo penso
anche che non riuscirei più a vivere senza la mia regina.
È proprio cosi che io vedo a Ramona, una regina da coccolare e soddisfare
in ogni momento della sua giornata, la sua soddisfazione mi porta ad un eccitazione mentale
fuori dal comune, un eccitazione che non è raro devo mettere a placare con una solitaria sega
al chiuso di casa mia, una sega a cui non rinuncerei per nulla al mondo, e che di fatto mi fa
capire come sia interiormente schiavo, una condizione da cui ambivo da tempo e che
finalmente sono riuscito ad ottenere.
Lei mi ha conquistato con il suo modo di fare, un modo altezzoso da vera
regina, una regina da rendere felice e da onorare con la mia sofferenza, perché ormai sono
consapevole che per me solo la sofferenza che mi impone la mia mistress trans, sia essa fisica
o psicologica, è l’unica strada per arrivare al godimento.

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